Il mondo è un grande trash e io lo annaffio con un bicchiere di buon vino.

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Comunicazioni di servizio

te la racconto io

Imperium

Ieri sera sono stata a vedere la prima italiana di IMPERIUM, nuovo spettacolo della compagnia spagnola La Fura dels Baus.

Incredibilmente bello, staziante e cattivo.

Non per claustrofobici.

Gradito l’uso di scarpe comode (e chiuse).

Incatenata!!!

La mia amica super kawaii Ichigo mi ha incatenato e adesso mi tocca dirvi delle cose che è meglio che i bimbi si tappino le orecchie e che le bigotte si rinchiudano in chiesa a pregare.

Gesù ti prego non ascoltare eh!

  1. Quando compro un libro o un film o un manga a cui tengo molto, devo assolutamente avere il momento giusto e l’atmosfera adatta per gustarmeli, passassero anche mesi o addirittura anni!
  2. Adoro mangiare piccante. Ma tanto piccante! Prima o poi mi porteranno in ospedale, me lo sento.
  3. Le mani sporche mi mandano in bestia. La sensazione delle mani con la polvere, specialmente, credo che sia la cosa che più non sopporto al mondo. Dopo il Nano, le lumache, le tartarughe, le tarantole, i Puffi, Bush J, i Pokemon, Dragon ball, Fiordaliso, Andrea Pezzi, il fegato con le cipolle, i sandali con i calzini, gli uomini depilati, il perizoma maschile, Costantino, la mia gatta, i Finley, il principe Carlo, il ministro Carfagna, Simona Ventura…
  4. Sto per vincere un Nobel. Me lo sento, è nell’aria ormai da tempo.
  5. Quando vado a letto devo avere tremendamete freddo e poi scaldarmi gradualmente, altrimenti rischio di svegliarmi in preda a terribili colpi di calore, sete, ansia, angoscia. Vade retro pigiamino!
  6. Sono allergica alle ciabatte. Nel senso che non le sopporto! Libertà ai piedi! Libertà!

Farewell

 

Il vero viaggio di scoperta non consiste
nel cercare nuove terre,
ma nell’avere nuovi occhi.

Voltaire

I libri di aprile - Books of april

RACCONTI/SHORT STORIES by Edgar Allan Poe

DRACULA by Stoker 

STORIA DI UNA GABBIANELLA DEL GATTO CHE LE INSEGNO’  A VOLARE by Luis Sepulveda

Cosa non si fa per campà! - Post only in italian.. sorry! ^^

VUOI ESSERE UNO DEGLI AUTORI DELLA PROSSIMA ANTOLOGIA LAS VEGAS?

Partecipa al nostro gioco, bello bello in modo assurdo.

Las Vegas edizioni (www.lasvegasedizioni.com) ti mette a disposizione il suo scintillante casinò letterario e un gioco completamente gratuito per mostrare il tuo talento.
Il premio? Potrai essere uno degli autori della prossima antologia di Las Vegas!

REQUISITI: possedere un sito o un blog. (Non hai un blog? Quale migliore occasione per aprirne uno!)

ISTRUZIONI: per partecipare alla prima selezione devi:
1) pubblicare questo post (esattamente così com’è) nel tuo
sito o blog. L’originale del post che devi ricopiare è qui [http://lasvegasedizioni.splinder.com/post/16142956/%21%21%21%21%21];
2)
mandare a gioco(at)lasvegasedizioni.com l’indirizzo (l’url, quella cosa che comincia con “http://”) del post di cui sopra, più quello di un altro post – uno solo: quello che più rappresenta il tuo stile e la tua volontà di scrivere – che vuoi sia letto e valutato dall’arcigno croupier. Non inviare nessun altro tipo di materiale. Sul blog di Las Vegas edizioni, www.lasvegasedizioni.splinder.com, saranno indicati, via via, tutti i partecipanti;
3) aspettare nuove istruzioni.

TEMPI: la prima selezione terminerà quando avremo raggiunto materiale a sufficienza (la scadenza verrà annunciata con qualche giorno di preavviso sul blog di Las Vegas). Se avrai giocato le carte giuste, sarai contattato per partecipare alla seconda fase.

PREMI:
il premio finale, al termine delle varie selezioni, è la pubblicazione nella prossima geniale antologia targata Las Vegas.

Signore e signori, fate il vostro gioco!

Racconto - Short story (only in italian)

 

CIOCCOLATA

Immaginatevi la scena.

Una stanza grande e un letto in cui dormono mamma, papà e una bimba sui 5/6 anni.

E’ buio pesto: siamo nel cuore della notte e bisogna dormire.

Ma sarà l’afa o forse il fatto di trovarsi in un letto sconosciuto, la bimba si sveglia. Vuole l’acqua. Si mette seduta e chiama la madre:

- “Mamma l’acqua…” Niente. La mamma non risponde e resta immobile con la testa nascosta sotto il lenzuolo.

- “Mammaaaa! L’acqua! Ho sete!” . La bambina è una bambina. Ha sete e vuole bere.

- “Dopo dopo, ora stai giù, dormi”. Nemmeno si gira verso la figlia. Resta immobile. Anzi no: la donna sta tremando.

Coperta completamente fino alla testa, senza nemmeno un buco per respiare, la donna sta tremando.

La bimba le tocca una mano e sente che è gelida.

E poi vede.

Tutto intorno, il letto è circondato da tante piccole fiammelle sospese nell’aria.

Non fanno nulla: non si muovono e non scaldano.

Stanno immobili a mezz’aria intorno a quel letto. Come se stessero osservando.

Tante piccole fiammelle che osservano una mamma che trema, una bimba che ha sete e un papà che dorme.

La bimba si stende e sbadiglia.

Domani, per colazione, c’è il latte col cioccolato.

LA STORIA E’ INVENTATA, MA SE IO VI DICESSI CHE INVECE E’ VERA, VOI A COSA CREDERESTE? O MEGLIO: A COSA PREFERIRESTE CREDERE?

Racconto - Short story (only in italian)

IL VELENO DENTRO

La canzone cominciò e la melodia riempì la stanza che sapeva di fumo, di nebbia e di buio.

Lei si voltò verso il suo amore che le dormiva accanto sul divano. I piedi magri sulle ginocchia. Quand’era successo che aveva perso ancora peso? Com’era possibile che non se ne fosse accorta prima?

L’uomo col cappello cantava di una donna che volava in cielo con il suo grande amore. Non avrebbero sentito più né fame né sete. Né dolore.

Quando gli accarezzò il piede, un piccolo gesto morbido, lui si svegliò.

E’ ora di andare a letto, gli disse e lo sollevò. Tenendolo tra le braccia sentì il peso dell’aria che le sfondava il petto, tanto faceva male. Il peso dell’aria le entrava nello stomaco attraverso l’ombelico e le strappava le budella il fegato i reni la gola il naso gli occhi. Il cuore. Era finita.

Alzò le coperte e lo fece sedere.

Bevi tutto, gli disse, bevi tutto.

Il veleno scese amaro nella gola di lui. Quando anche l’ultima goccia era arrivata allo stomaco, infilò il pijama e gli si distese accanto.

Lo abbracciò tenendolo stretto al petto come una volta, quand’era piccolo e c’era ancora qualcuno che li amava. Quando ancora qualcuno la illudeva con false speranze. Quando ancora l’ombra della morte era lontana e lei aveva creduto di poterlo tenere per sempre accanto a sè. Quando ancora non si era arresa.

Lui si addormentò. Si accorse che il veleno stava cominciando a fare effetto nel momento in cui iniziarono gli spasmi. Le gambe magre si muovevano a scatti, le mani, il collo e infine il busto. Spasmi forti da far tremare il letto. Poi più nulla.

Respirava ancora. Il piccolo petto ancora si gonfiava sotto il peso della mano della madre. Respirava ancora.

Il coltello stava nel cassetto in basso tra il libro e i cd. Lo prese. Iniziò a tagliare. In principio fu lo strato superiore e da lì non usciva niente.

Non è vero che i polsi si tagliano velocemente. La pelle è sottile, ma molto resistente. Affondò la lama con più forza e questa volta qualcosa uscì, ma non abbastanza.

Allora provò più sù. Il primo strato, il secondo, i muscoli. Vennero recisi i tendini e poi, finalmente, l’arteria. Non faceva male, no. Non faceva nulla. Non sentiva niente.

La pace invece quella un po’ iniziava a sentirla.

Perdonami, aveva scritto al suo uomo. Butta le mie ceneri per aria e lascia che io voli.

Come la donna cannone leggera nell’aria insieme al suo unico amore, anche lei non avrebbe sentito più nulla e senza fame e senza sete sarebbero volati via.

Era ancora buio quando i corpi vennero caricati e trasportati all’ospedale. Non potevano perdere nemmeno un minuto. Non c’era quasi più vita.

La sera lei aprì gli occhi. La prima cosa che fece fu chiedere del suo bambino, il suo unico amore.

Si era salvato. Ce l’aveva fatta anche lui. Si era salvato.

La vita cominciava in quel momento.